condivisione e competenza

condivisione e competenza

Mi giungono spesso email in cui, donne colpite dal cancro, i loro mariti, e addirittura alcune persone legate a loro da parentele più o meno intime, mi parlano della loro esperienza diretta ed indiretta con la malattia.
A volte sono brevi messaggi, a volte sono lunghissime e tormentate comunicazioni dettate da quell’intima sofferenza provocata da quel terribile senso di isolamento e incomprensione che, il più delle volte, avvolge chi si è trovato ad affrontare questa difficile e tristissima esperienza.
Un filo comune lega quasi tutti, e cioè, l’incomprensione sociale ed affettiva che segue la malattia…già, perchè il cancro ti cambia e ti mette nelle condizioni di rivedere un po’ le priorità della tua vita, ma sopratutto ti mette spesso nelle condizioni di modificare il tuo punto di vista riguardo a certe cose. E ti senti una straniera nella tua stessa terra, e ti rendi conto di essere circondata da persone che conosci, ma che si rivelano essere perfetti estranei.
Questo è ciò che spesso trapela dalle vostre mail, insieme ad una grandissima confusione ed incertezza sulle cose da fare, sui passi da compiere per affrontare la malattia, per conoscerla, per sapere “di cosa sono malata” e “se questa cosa mi farà morire”.
Ne viene fuori una grandissima paura,  che purtroppo spesso porta ad una chiusura emotiva e sociale di chi, suo malgrado, si trova ad affrontare questo problema.
Maggiore accoglienza, maggiore comprensione, luoghi di ascolto dove persone in grado di gestire le emozioni altrui, possano avvolgere affettuosamente, ma sopratutto in maniera competente, chi si rivolge a loro.
Serve competenza, serve sensibilità, serve obiettività, serve intelligenza, serve tatto, perchè gestire con delicatezza le emozioni degli altri non è cosa facile, e farlo con superficialità ed approssimazione significa rischiare di far più danni che benefici.
Fioriscono nel web gruppi e pagine di persone che si arrogano la capacità di gestire piccoli o grandi gruppi di donne, uomini e parenti, che hanno dovuto affrontare direttamente o indirettamente il problema della malattia oncologica. Ma con grandissimo disappunto mi rendo conto che trattasi il più delle volte di agglomerati di gente che crea quasi una “casta” con l’unico scopo di escludere e allontanare chiunque non sia stato “toccato” dala malattia.
Il risultato molto spesso è devastante, e non sto qui ad analizzarne il motivo, perchè si tratterebbe di imbarcarsi in un argomento delicatissimo e di non facile trattazione. Magari lo farò in un altra sede.
Ma ciò che vorrei veder ridotta notevolmente è quella sensazione di impotenza e solitudine che ci si trova a dover fronteggiare. Non si sa più cosa fare, dove andare, a chi rivolgersi, di chi fidarsi, con chi poter parlare liberamente sapendo di essere veramente e profondamente compresi.
E’ questo il problema più grave, e nel mio piccolo vorrei poter trovare una soluzione seria, che riesca a tirar fuori dal baratro della solitudine, della confusione e della chiusura, chiunque venga “toccato” da questo percorso all’inferno chiamato “cancro”.
Per quel che posso ci sono, vi ascolto, vi leggo e vi rispondo, anche se a volte con ritardo, per via della mole di mails da smaltire.
La tenerezza che sento, la complicità, il senso di condivisione profonda, sono infiniti ed autenticamente veri.
Sono con VOI, sempre!
Isabella Grumo