Che oggi tutto il mondo cattolico celebri la festa dedicata ai defunti lo sappiamo bene tutti.
Come potremmo dimenticarci di tutti coloro che ci hanno preceduto, come potremmo non pensare alle persone a cui siamo stati e sicuramente siamo ancora legati.
Non vi è aspetto della nostra quotidianità che non ci ricordi la vita, la storia e l’operato di qualcuno che non è più: il nome di una strada, un gioiello, un libro, noi stessi in carne ed ossa siamo il risultato e la prova di qualcosa che non c’è più.
I nostri antenati, i nostri maestri, tutto ci riporta a chi ha già compiuto e portato a termine il suo percorso terreno.
Penso che i nostri morti siano parte di noi, come noi siamo parte di loro, e non deve essere semplicemente soltanto un giorno quello in cui ricordarli e celebrarli.
Il mio pensiero va invece a tutte  quelle persone che vivono senza rendersi conto di essere morte dentro, a tutti coloro  che non hanno rispetto per la vita, a chi non riesce a comprendere il meraviglioso miracolo rappresentato da ognuno di noi.
Nel giorno in cui tutti ricordano i propri defunti, il mio pensiero non può non andare a tutti coloro che combattono l’estenuante battaglia contro le difficoltà quotidiane della vita e contro le malattie, non può non essere rivolto ai bambini abortiti, ai malati terminali, alle vittime delle catastrofi naturali ed alle vittime degli errori umani.
Come posso piangere un mio antenato e poi rimanere indifferente dinanzi ai crimini contro l’umanità? Come posso disperarmi per la perdita di una persona cara e poi rimanere impassibile di fronte alla malvagità umana?
E’ proprio questa la forma di morte da non dimenticare, sulla quale riflettere, sulla quale fare un lungo attimo di silenzio interiore: la morte dell’anima.
Una morte che genera altra morte, una morte che rimane indifferente di fronte all’atrocità di alcune azioni e di alcuni avvenimenti.
E’ la morte dell’anima la più terribile delle catastrofi umane, è la morte dell’anima la più mortale delle malattie, è la morte dell’anima ad essere origine e nutrimento stesso della morte corporale.
Ricordiamoli i nostri cari, ma facciamolo ogni giorno vivendo da persone buone, onorando con il nostro comportamento la vita nostra e di tutti quelli che hanno camminato su questa terra prima di noi.
Ricordiamo i nostri defunti, ma facciamolo onorando e celebrando la vita, facciamolo sorridendo sereni alla gente frettolosa, distratta e sempre più isterica; ricordiamoli i nostri morti, senza dimenticarci che forse qualcuno che conosciamo ha semplicemente bisogno di una parola di considerazione per rinascere, di un gesto gentile, di uno sguardo mite, di un atto di limpido altruismo.
Soltanto così potremo affermare di avere onorato la morte: celebrando la vita e combattendo la morte dell’anima.

Isabella Grumo