Penso che non esista al mondo una persona alla quale non farebbe piacere un po’ di gentilezza.
Quell’accogliente ed avvolgente calore dell’affetto sincero, il fascino limpido della generosità d’animo, il sollievo ed il senso di conforto dell’essere ascoltati, compresi e visti per quello che siamo per davvero, il sostegno sicuro della vera amicizia, il benessere della gratitudine, tutto questo e tantissimo altro ancora è la gentilezza, in una esistenza costantemente violenta, aggressiva e sempre più impersonale; mai come adesso se ne sente la necessità, quasi fisiologicamente.
Ricevere un gesto gentile, a volte può salvarci la vita, ci procura piacere e benessere fisico e psichico.
Ma è terapeutico anche esserlo, perchè ci permette una crescita interiore autentica, migliora il nostro umore e di conseguenza la nostra salute, ci permette una migliore relazionabilità.
Ma la vera ricompensa della gentilezza è la stessa gentilezza, perchè praticarla è come aprire una porta ad uno stato di coscienza più libero e vasto, dove ansia, rabbia, depressione e frustrazione, scompaiono.
Come per tante altre cose, però, anche la gentilezza porta con sè il suo fardello di rischi e le sue deformazioni: la cortesia ipocrita, l’arrendevolezza.
Per quel che mi riguarda, tantissime volte ho visto scambiata la mia gentilezza per debolezza, per ingenuità, per falsità, motivo questo per cui da tempo ho rinunciato alla socializzazione ed alla cortesia indiscriminata, adoperando filtri sempre più difficili da superare sia per gli altri che per me stessa.
Per me, e per il mio limpido modo di vedere le cose e la vita, la gentilezza, lungi dall’essere una forma di debolezza, emerge come una forza; quella stessa forza attraverso la quale l’umanità ritrova costantemente il suo equilibrio e riscopre ogni giorno il senso della sua vita.
Coltiviamola, come tutte le doti umane, seguiamola attentamente con amore , con dedizione, in maniera tale da scegliere oggi, momento dopo momento quel che vogliamo diventare domani.

Isabella Grumo