La domanda : ” CONOSCI TE STESSO è una domanda antica.

Socrate ( Atene 470 a.c. – 399 a.c.) la fece incidere sulla pietra, sul frontone del tempio di Delfi, come monito, più che come invito, a tutta l’umanità presente e futura, visto che le iscrizioni sulla pietra sono destinate a durare nel tempo.

Cosa voleva dirci? Sicuramente il suo era uno sprone a cercare la risposta…la sua domanda non era finalizzata al trovarla, ma al cercarla. Tutto questo sicuramente perchè una risposta valida ed esauriente molto difficilmente può essere trovata. La risposta si perde al di là dei confini dell’universo, perchè la strada da compiere per capire veramente chi siamo prima come individui e dopo come esseri umani è talmente tanta.

Sono trascorsi più di 2000 anni da quando Socrate ha fatto incidere sulla pietra questa domanda, eppure oggi, nel 2011, questo interrogativo è ancora attuale, è una domanda senza la quale non possiamo affermare di essere noi stessi, perchè sicuramente ” NOI STESSI ” è molto di più di quanto siamo convinti di essere, di quanto ci hanno detto che siamo, di quanto ci hanno condizionato ad essere, e di quanto ci siamo accontentati di diventare.

Assolutamente non siamo una specie di alberi di natale da abbellire ed arricchire con le ultime novità della tecnologia…non siamo affatto i melensi ed insulsi interpreti di pubblicità da carosello o i protagonisti dei reality show, tanto di moda adesso, che aderiscono in maniera passiva a modelli ideati e realizzati da altri. Non siamo nemmeno i superman e le wonder woman che a volte vorremmo essere o che certe volte diamo l’impressione di essere.

E nemmeno siamo quella infinita ed inesauribile quantità di imperfezioni e difetti che molto spesso vediamo in noi, soprattutto quando ci guardiamo allo specchio paragonandoci agli altri.

E quindi, chi siamo noi?

Siamo bagliori di universo con sembianze umane, siamo meravigliosi sprazzi di luce della stessa creazione, che giocano in questi abiti umani un gioco di cui non ricordiamo più le regole, tralasciando anche di ricordare che trattasi di un semplice gioco, anche se infinitamente e tremendamente serio. Un gioco che dopo il Big bang si sta ancora evolvendo nella direzione di realtà, mondi e confini ancora sconosciuti.

Chi siamo noi?

Siamo la punta dell’iceberg del processo della vita, o come dice lo psicoterapeuta Russel “siamo cellule di un sistema nervoso globale”. Siamo quindi, molto di più di quanto pensiamo di essere, e  quando arriviamo alla comprensione di questo, quasi  senza accorgercene assistiamo al cambiamento del “peso” che diamo alle cose, ribaltando a volte completamente la nostra scala dei valori, modificando profondamente le nostre priorità e il primitivo ordine delle cose.

Arriviamo a comprendere soprattutto che per realizzare la nostra felicità non bisogna puntare sull’aspetto materiale della nostra vita, ma bisogna coltivare i valori veri, le emozioni autentiche, i sentimenti limpidi, perchè soltanto questi riescono e possono dare un senso alla nostra esistenza, colmandola di calore umano, di relazionalità autentica, di  altruismo, di affetti veri e di sorrisi del cuore e profonda serenità interiore.

Carl Gustav Jung affermava: “Mi accorgo sempre di più che ben poca attenzione è dedicata all’essenza dell’uomo, cioè alla sua psiche, ed assisto al divenire nevrotici di tante persone, solo perchè ci si è accontentati di risposte inadeguate o sbagliate ai problemi della vita….le persone cercano la posizione, il matrimonio o la reputazione, il successo esteriore e il denaro, e rimangono infelici e nevrotici, anche quando hanno ottenuto tutto ciò che cercavano.”

Sono fermamente convinta che, la maniera più semplice e naturale per comprendere il nostro “IO“, comincia con il fare attenzionee con l’ascoltare pazientemente la nostra coscienza, ma soprattutto ha inizio con l’accettazione delle nostre  imperfezioni. Come? Impegnandoci a considerarle il nostro lato più bello e meraviglioso.

Le imperfezioni non creano ansie, sono rassicuranti, sono un “modo pacato”, un ingresso in punta di piedi, un “essere senza alcuna pretesa”, senza presunzioni, senza manie e senza ossessioni. Esse  rappresentano una constatazione pacifica delle proprie fragilità, senza voler essere i primi a tutti i costi, i migliori, i più belli, i più perfetti. Le imperfezioni rappresentano la nostra umanità, la nostra storia, la nostra vita, il nostro patrimonio genetico.

Attraverso le nostre umane e meravigliose imperfezioni siamo come il vaso di porcellana con la crepa che ci racconta del suo tempo, come un arazzo antico, come un quadro.

L’imperfezione è amorevole, è sublime, è un segno sul viso che parla di noi e delle nostre vicissitudini, è un difetto che ci protegge dal senso di onnipotenza, ma soprattutto è una cicatrice utile a ricordarci quanto siamo fragili ed impermanenti, è un vocalizzo che la commozione o la paura hanno reso stonato.

L’imperfezione è il passaporto della nostra autenticità.

Chiedersi quindi : “CHI SONO IO”…. è l’inizio di una lunga strada da percorrere, è una domanda a cui nessuno davvero può rispondere avendo la presunzione di potersi sostituire a noi.

E voi……CHI SIETE VOI? CONOSCETE VERAMENTE VOI STESSI?

Isabella Grumo